L'ultimo metrò
Esce nel 1980. Costituisce il successo più clamoroso di Francois Truffaut assieme a Effetto notte.
Ambientato a Parigi nel 1942 : la Francia è invasa dai tedeschi.
Francois Truffaut pensava da molto tempo a un film che rievocasse gli anni della sua infanzia, gli anni della guerra e dell' occupazione nazista di Parigi, come tutto il suo cinema:l'autobiografia come progetto estetico.
Durante l'occupazione , dopo gli spettacoli teatrali, tutti cercavano di non perdere l'ultimo metrò.
Le rappresentazioni dovevano terminare in funzione di quest'ultima corsa. Gli attori si rivedevano li e si scambiavano impressioni di ogni tipo. Da qui il titolo del film. Per questo film Francois Truffaut si era documentato sulle memoeie di attori dell'epoca, come Jean Marais, qualcuno lo ricorderà nella serie Fantomas, è lui che nella realtà prese a sberle un critico collaborazionista ( nel film lo si vede fare da Gerard Depardieu) e nelle esperienze di attrici che, per la prima volta in quella circostanza e in numero notevole, avevano assunto anche la direzione artistica e amministrativa dei teatri parigini.
L'ultimo metrò è un film corale come Effetto Notte e gli Anni in Tasca. E come quelli ha bisogno di un personaggio che sia anche un filo conduttore. Nell' Ultimo metrò la figura che accoglie in sé tutte le istanze del soggetto è il personaggio interpretato da Catherine Deneuve. Truffaut la rivuole a undici anni di distanza da " La mia droga si chiama Julie": la chiama ancora Marion che era il vero nome del personaggio di quel film e le affida il compito di tenere le fila del complesso meccanismo narrativo.
L'ultimo metrò è un compendio di storia dello spettacolo francese. Ma è soprattutto un film di Truffaut che si apre come " Baci rubati" con una canzone d'epoca , ( L'ultimo metrò è pieno di canzoni d'epoca) ripete il triangolo amoroso di Jules e Jim in chiave più ottimista, esalta la creatività collettiva come in Effetto Notte.
Nelle intenzioni di Francois Truffaut doveva essere la seconda parte, dopo Effetto Notte, di una triologia sullo spettacolo, intendeva dedicarsi al mondo del musi hall.
Il senso di claustrofobia , nel film successivo, "La signora della porta accanto" è un elemento dominante nell'ultimo Truffaut. In " Finalmente domenica" si ripeterà , sia pure un chiave di commedia, la situazione-base dell' uomo costretto a star nascosto mentre la donna agisce in sua vece. Ma già in " Adele H. " e nella
"Camera verde" si era imposta l'ossessione della clausura, alimentata da casi estremi. Nell" Ultimo metrò c'è per così dire una duplice emergenza, quella dell'occupazione ma anche quella del teatro, a renderla indispensabile, circoscrivendo in interni non solo Steiner ma, con lui, l'intero film. L' autore dell' Ultimo metrò si collega ad un classico dell' antinazismo quale " Vogliamo vivere" di Lubitsch.
Nella scelta di narrare la storia di una compagnia teatrale, Truffaut non vuole fare un film politico. Non è nel suo genere, in quanto diffida delle idee generali, preferendo interessarsi ai personaggi e ai loro sentimenti.
Ecco perché la situazione politica fa solo da sfondo al film.
Fabrizio Amerelli
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