Post

Il Ferroviere di Pietro Germi

Gli toccò subire giudizi feroci dalla critica che non capì nulla di lui. Nella migliore delle ipotesi venne confinato tra i minori del nostro cinema : momento, sia pur significativo, di una storia i cui protagonisti principali sono altri. Germi avrà giustizia postuma anni dopo la sua morte: ma la ebbe, in vita, lontano dall'Italia. Uno dei più grandi registi della storia del cinema, Billy Wilder alla domanda "quale è il regista italiano che lei stima di più " rispose: 《 Quando io vedo Ladri di biciclette, io mi alzo in piedi e mi levo il cappello, perché non si può andare oltre. Nella continuità della sua opera, il regista che mi è più vicino e che mi interessa di più è Pietro Germi 》. Il suo cinema non era inquadrabile nei generi cinematografici e nelle scuole. Ma ii punto cruciale fu un altro: fu il suo individualismo, inveterato e scostante, l'estraneita`alle mode culturali del tempo, l'insofferenza nei confronti di ogni conformismo, l'ostinata caparbietà ...

Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (1965)

L'universo di Antonio Pietrangeli è il gusto e l'attenzione sociologica, spesso ironica; la precisione dell'ambientazione; l'analisi della mobilità sociale e dello scontro/incontro delle classi nell'Italia del dopoguerra e del boom economico; la pietas rivolta rivolta verso gli esclusi e le vittime, spesso personaggi femminili colti con insolito spessore; lo sguardo crudele posto sui personaggi maschili, individui quasi sempre incapaci, a differenza delle donne, di essere autentici,e quindi destinati a una raffigurazione grottesca, caricaturata. Io la conoscevo bene è il suo miglior film assieme a la visita e lo scapolo. Il film si apre con una carellata lenta su una spiaggia deserta, da destra verso sinistra; la macchina da presa si abbassa per scoprire il corpo in monokini di Adriana (Stefania Sandrelli ) che prende il sole, poi si solleva. Una radio suona della musica. Lei si alza e si allontana di corsa. Si fa allacciare il reggiseno dal gelataio, si fa annaff...

Perchè Effetto notte?

  Perché Effetto notte? " Nei miei film non ci sono intasamenti, né vuoti, né tempi morti. I film avanzano come treni nella notte" Effetto notte è un film del 1973. Per Truffaut è l'anno della sintesi, delle confluenze di diverse esperienze in una operazione riassuntiva, del ripiegamento su se stesso che è sguardo rivolto al proprio passato di cineasta. Il risultato prende il nome di Effetto notte: una sorta di inventario etico -estetico di bilancio per fare il punto su un'attività che dura dal 1959. Effetto notte è una dichiarazione di poetica personale così esplicita e completa come prima il regista non ci aveva dato, una sintesi dei motivi e dei temi che attraversano la sua opera, e una confessione sistematica e riassuntiva dei suoi affetti, predilizioni e gusti di uomo di cinema. L' autobiografia come progetto estetico, il cinema come atto d'amore. Venne dedicato a Lillian e Dorothy Gish, le due prime vere attrici di cinema e vinse l'Oscar pper il migl...

Il posto delle fragole

Immagine
  " Il cinema è per me un'illusione progettata fin nei minimi dettagli, lo specchio di una realtà che quanto più vivo tanto più mi appare illusoria" Ingmar Bergman Ingmar Bergman, nel 1956 e nel 1957, dirige due dei suoi capolavori: Il settimo sigillo e Il posto delle fragole. Il posto delle fragole è interpretato dal grande regista svedese Victor Sjostrom , tacconta la storia di un uomo anziano che, sapendosi vicino alla fine, ripercorre in un lungo viaggio, sia fisico che interiore, i luoghi della propria vita, in un' accurata meditazione sul senso stesso dell'esistenza umana, attraversata da sogni, incubi e ricordi, dove realismo ed espressionismo si incrociano ripetutamente, come accade in molti film del regista. Victor Sjostrom, il grande regista del muto, è non solo un meraviglioso interprete del film, è Bergman. Ingmar Bergman aveva 37 anni all'uscita del film: ed è per lui un bilancio esistenziale; lo affida al suo maestro, qui alla sua ultima appari...

L'ultimo metrò

Immagine
Esce nel 1980. Costituisce il successo più clamoroso di Francois Truffaut assieme a Effetto notte. Ambientato a Parigi nel 1942 : la Francia è invasa dai tedeschi. Francois Truffaut pensava da molto tempo a un film che rievocasse gli anni della sua infanzia, gli anni della guerra e dell' occupazione nazista di Parigi, come tutto il suo cinema:l'autobiografia come progetto estetico. Durante l'occupazione , dopo gli spettacoli teatrali, tutti cercavano di non perdere l'ultimo metrò. Le rappresentazioni dovevano terminare in funzione di quest'ultima corsa. Gli attori si rivedevano li e si scambiavano impressioni di ogni tipo. Da qui il titolo del film. Per questo film Francois Truffaut si era documentato sulle memoeie di attori dell'epoca, come Jean Marais, qualcuno lo ricorderà nella serie Fantomas, è lui che nella realtà prese a sberle un critico collaborazionista ( nel film lo si vede fare da Gerard Depardieu) e nelle esperienze di attrici che, per la prima vol...

SANTIAGO, ITALIA - discussione programmata per il 27/11/2020

Immagine
  Per presentare il film della settimana, disponibile su raiplay, che commenteremo venerdì sera, utilizzo queste poche righi reperite sul web: Santiago, Italia .  Santiago : la capitale del Cile, la metropoli che vide l’ascesa e la caduta di Allende. E poi il golpe, l’arrivo di Pinochet (nominato una sola volta, per non cercare “il colpevole” e focalizzarsi invece sull’anima di una nazione ferita), le torture, il regime.  Italia : il territorio dell’ambasciata, dove centinaia di disperati trovarono rifugio dalle barbarie. Ma l’Italia è anche la terra che li ha accolti. Si sono ricostruiti una vita dopo l’11 settembre 1973 (il giorno dell’attacco e della fine di Allende), ora sono nostri concittadini. “L’Italia assomiglia sempre più al Cile, nelle cose peggiori. La persona che hai al tuo fianco, se puoi, la calpesti. Questa è la corsa: l’individualismo”, spiega Erik Merino, uno che ha trovato scampo da quel periodo buio.  Santiago, Italia . Perché ormai il nostro Paes...

Chicago 7: nota

Immagine
  Ho trovato nel film, ben ricostruita, una sensibilità americana moralistica e insofferente alle novità generazionali; apparteneva e in parte ancora appartiene alla società profonda, patriottica e violenta. Lo spunto mi viene da un'intervista a Romina Power. Diceva che gli europei identificano gli Usa con New York, città europea ma sbagliano. Aggiungerei che da quei movimenti trasgressivi venne fuori la denuncia della strage dei Pellirosse, inaugurando un filone cinematografico notevole e oggi estinto. Ma la strage rimane, 10 milioni. C'è quello alla base della società americana, sorridente e ottimistica. Poi, anche altro e migliore, certamente. Piero pertusati