Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (1965)
L'universo di Antonio Pietrangeli è il gusto e l'attenzione sociologica, spesso ironica; la precisione dell'ambientazione; l'analisi della mobilità sociale e dello scontro/incontro delle classi nell'Italia del dopoguerra e del boom economico; la pietas rivolta rivolta verso gli esclusi e le vittime, spesso personaggi femminili colti con insolito spessore; lo sguardo crudele posto sui personaggi maschili, individui quasi sempre incapaci, a differenza delle donne, di essere autentici,e quindi destinati a una raffigurazione grottesca, caricaturata.
Io la conoscevo bene è il suo miglior film assieme a la visita e lo scapolo.
Il film si apre con una carellata lenta su una spiaggia deserta, da destra verso sinistra; la macchina da presa si abbassa per scoprire il corpo in monokini di Adriana (Stefania Sandrelli ) che prende il sole, poi si solleva. Una radio suona della musica. Lei si alza e si allontana di corsa. Si fa allacciare il reggiseno dal gelataio, si fa annaffiare da uno per strada con la pompa. La città è deserta. Apre il negozio da parrucchiere. Entra e si sdraia sul letto. Flashback: si ricorda di un tentativo di violenza subito. Più tardi arriva, arriva una Giulietta Spider. A bordo c'è il padrone, che subito le tocca le cosce. Capiamo già molto: è il racconto diuna ragazza alla deriva, in cerca di affetto, che si butta via con una facilità impressionante. La sua sua voglia di evasione e di novità la porta in un'agenzia per stelline. Uno splendido campo/controcampo allo specchio la introduce a Nino Manfredi, un millantatore. Altro flashback: ripensa alle sfilate di bellezza, a quando fu eletta miss Castellammare. Pietrangeli scruta gli sguardi avidi di Manfredi e del direttore dell'agenzia mentre lei tira fuori i soldi dalla borsetta.
La sera balla con Brialy. Passano la notte in albergo. Al mattino lui parte e la lascia con il conto da pagare.
Partecipa ad una pubblicità di un calzaturificio. La macchina da presa mobilissima del regista si alza dal fiume fino a lei che guarda fuori dalla finestra. Si appoggia ad un muro. Vuoto e solitudine .
La vediamo di nuovo con Nino Manfredi che cerca di convincerla ad andare con un commendatore. Lei rifiuta, e la mdp la inquadra dal basso in alto, mentre cammina sdegnosamente, per accentuarne la nobiltà dopo il gesto di ribellione. Incontra un altro perdente, Emilio Ricci detto bietolone ( Mario Adorf) .Tra i due non nasce niente. Adriana va a trovare i suoi in campagna: ritorna, mentre è a lezione di dizione , la mdp si mette a girare in cerchio: sviene è incinta. L'aiuta ad abortire un milanese, che vorrebbe che lei battesse.
La rivediamo a Roma. Partecipa a un party a casa di Franco Fabrizi in onore del divo Enrico Maria Salerno , e qui la cattiveria e insieme la pietas di Pietrangeli nei confronti del mondo raggiungono il loro apogeo.
Salerno arriva, incontra il vecchio guitto Baggini ( Tognazzi); poi assieme a Manfredi che si spaccia per produttore, si diverte a prenderlo in giro. Gli fanno mimare un treno in corsa . Tognazzi quasi ci rimane secco: è l'estrema umiliazione e abbrutimento del maschio in Pietrangeli. Poi Adriana va in un cinema per vedersi in un cinegiornale in cui lei compare, ma si accorge che si è trattato di una crudele presa in giro.
Lascia delle impronte sul pavimento di casa, quasi a voler rimarcare una sua presenza nel mondo nonostante tutto. Il finale, senza parole, è straordinario.
Perse quelle radici popolari e paesane ad Adriana non rimane altra strada. Troppo poco autonoma, non in grado di costruirsi una propria vita, Adriana diventa così l'eroina piu tragica del cinema di Pietrangeli, ed è proprio la l'apparente banalità del suo gesto a colpire ancora , a tanti anni di distanza.
Fabrizio Amerelli
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