Il posto delle fragole
" Il cinema è per me un'illusione progettata fin nei minimi dettagli, lo specchio di una realtà che quanto più vivo tanto più mi appare illusoria"
Ingmar Bergman
Ingmar Bergman, nel 1956 e nel 1957, dirige due dei suoi capolavori: Il settimo sigillo e Il posto delle fragole.
Il posto delle fragole è interpretato dal grande regista svedese Victor Sjostrom , tacconta la storia di un uomo anziano che, sapendosi vicino alla fine, ripercorre in un lungo viaggio, sia fisico che interiore, i luoghi della propria vita, in un' accurata meditazione sul senso stesso dell'esistenza umana, attraversata da sogni,
incubi e ricordi, dove realismo ed espressionismo si incrociano ripetutamente, come accade in molti film del regista.
Victor Sjostrom, il grande regista del muto, è non solo un meraviglioso interprete del film, è Bergman.
Ingmar Bergman aveva 37 anni all'uscita del film: ed è per lui un bilancio esistenziale; lo affida al suo maestro, qui alla sua ultima apparizione su grande schermo.
Fatti, ricordi,incubi di un vecchio signore.
Ma ridiamo la parola a Ingmar Bergman e ai suoi ricordi : " Non avevo capito che Victor Siostrom si era preso il mio testo, l'aveva fatto suo e vi aveva immesso le aue esperienze.. Si era impadronito della mia anima nella figura di mio padre e se ne era appropriato"
Orso d'oro a Berlino e premio della critica a Venezia. Per Fernaldo Di Giammateo, importante critico cinematografico è tra i trenta film che hanno segnato la storia del cinema.
" Non sopporti la verità prova a sorridere ". "Fa così male".
È un dialogo tra Sara e l'anziano professor Borg.
Questo perché Il posto delle fragole é anche una storia di conversione, perché il vecchio al termine dell' itinerario che si snoda attraverso il racconto, e alla fine dell'itinerario terreno, cambia atteggiamento nei confronti del prossimo rammaricandosi per il suo egoismo e per la sua freddezza. È un film della nostalgia per la giovinezza, l'estate che è passata e che non potrà più tornare. È un film ssugli affetti come valore primario della vita.
La costruzione è perfetta, l'intrecciarsi tra realtà, sogni e ricordi, è dato da una sceneggiatura rimasta come un classico della storia del cinema
Fabrizio Amerelli
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